Nacqui per un caso di fortuna/sfortuna del fato maldestro, da una madre incapace d’amore e da un padre meno presente del sole nel buio. Dico fortuna in quanto, se fossi stata meno devota al lavoro, e più agiata sugli allori, probabilmente ora non sarei viva.
Il mondo stava cambiando, diventando un posto dove l’odio represso uccideva i legami famigliari, e i miei cedettero saggio abbandonarmi in una delle Accademie Della Corte Reale. So che, se avessero scelto un’altra strada per me, non avrei mai scoperto ciò che posso vantare di sapere ora: sono una degna Cortigiana del nord Englatino, dalla pelle bianca e vellutata, dai capelli corvini lunghi e ribelli e dal corpo agile di una combattente, come si addice a una seguace di Naish, la mia dea. Ricevetti tutto l’amore che un’accademia può dare a una bambina di appena 4 anni, e in cambio donai il mio corpo per imparare ciò che essi avevano da insegnarmi. A 11 anni, vantavo la conoscenza di quattro lingue, di essere una perfetta serva di casa, e una riscaldatrice di letto fenomenale.
A 11 anni conobbi il mio padrone, a cui devo tutto quello che so e che ho adesso: Glascow Lucis. Mi vide nel giardino, mentre raccoglievo i fiori per la festa organizzata per quella sera all’accademia Reale, immersa tra rose spinose, giunchi e violette, così come narcisi e calle, tulipani e gigli… Non so cosa vide in me, così lontano dal posto in cui mi trovavo, non poteva certo scorgere i miei occhi, segno distintivo della mia diversità, ma qualcosa lo scosse nel profondo e intravide il mio talento, così china sui fiori. Io non lo notai affatto, in quell’occasione, ma, in altre, non potei togliergli occhi attenti e adulatori, di dosso.
Quella sera stessa fu fissato il nostro primo incontro, tramite il capo dei miei indirizzi accademici, Elias Polirsghi. Un uomo di grande umanità e benevolenza, aveva sempre trovato che le mie doti fossero innate, e l’idea che ciò potesse essere ancora più vero, confermato da un Duca – cosa che scoprii dopo, il mio Signore, era un Duca! – lo sconquassava un po’. Mi fece lavare, strofinare con sapone pungente, che emanava un forte profumo di rose canine, e mi fece indossare il vestito per le grandi occasioni, che mai e poi mai mi era neppure stato mostrato.
Quando lo vidi, trattenni il respiro, angosciata dal rischiare di rovinarlo o sgualcirlo, quel velluto porpora, e quelle striature d’oro intrise nel velluto, lo facevano sembrare un vestito da Regina, non da costahs, come venivamo chiamati noi alunni del corso.
I capelli, riccioluti e neri, furono raccolti in una morbida crocchia, legata con nastri d’oro, lasciando liberi i ciuffi che m’incorniciarono il viso.
<< Nulla di più fine è mai stato partorito da corpo umano per secoli >> commentò Polirsghi, vedendomi apparire dinnanzi a lui. << Entera, questa è la tua grande occasione, và e rendi fiera quest’accademia! >> mi incoraggiò con un bacio sulla nuca, attento a non rovinare la composizione, mentre l’adepta che si era occupata di me aspettava la sua parte di lodi. Io uscii prima che esse potessero arrivare, con in mano un violino, pronta a mettere alla prova ciò che avevo imparato negli ultimi anni. Ero un prodigio per i miei insegnanti, ch’erano riusciti ad insegnarmi l’arte della musica, oltre che dei piaceri. Suonai varie canzoni, accompagnata da una piccola orchestrina, tenendo gli occhi bassi e facendo inchini e riverenze ad ogni fine e ad ogni inizio. Piacque soprattutto una ballata piuttosto allegra, con un ritmo altrettanto allegro, semplice e veloce. La ballata delle creature del mare, così si chiamava. Non negherò, che quella canzone fosse una tra le mie preferite, e fu un piacere risuonarla così a lungo per quegli insaziabili nobili.
Finito il mio turno, mi permisi di avvicinarmi al bancone del buffet, dove mi fu offerto del vino aspro e aromatizzato, che bevvi lasciando che mi bruciasse la gola.
Dovetti servire io gran parte di quel vino, in quanto i Reali adorano i tutto fare, e io, in quanto serva di corte, dovevo essere all’altezza di saper affrontare qualunque imprevisto.
A metà serata, gli invitati erano già per gran parte atterriti dal vino, e io potei darmi un attimo di pausa. Fu quella l’occasione in cui scorsi gli occhi blu notte di Duca Lucis fissarmi con aria curiosa, e venirmi incontro accompagnato da Polirsghi.
Prima che la loro voce mi giungesse, feci una profonda riverenza e rimasi così fino a veder le scarpe del Duca appena a pochi centimetri da me. Polirsghi, compiaciuto, mi assestò un leggero buffetto in testa, e io mi raddrizzai fluida. Duca Lucis mi fissava, con aria alticcia, ma vigile.
<< E’ lei >> sussurrò vedendomi, con quell’inflessione dolce della voce che, in futuro, riconobbi come passione.
Polirsghi parlava di come ero stata addestrata, e della mia peccatrice bellezza. Peccatrice per un errore ch’ella s’era lasciata scappare su di me, un bacio rosso su un mare nero. Lucis annuì piano, compiaciuto. Non parlò più per lungo tempo, lasciammo entrambi che fosse Polirsghi a parlare, anche se io pregavo di sentire ancora quella sua voce calda e sensuale. Grazie a Naish, egli parlò di nuovo, stavolta rivolto a me.
<< Entera, è così che ti chiami? >> chiese con il tono dolce e passionale, che già mi risuonava nelle orecchie, facendo ribollire i miei pensieri, e facendoli scivolare sul desiderio di dargli piacere in tutti i modi che mi erano stati insegnati.
Non trovando la voce, che fino a poco prima era rimasta lì al suo posto – prima della sua comparizione, avevo intrattenuto un ospite cantando per lui sulla musica che l’orchestra ancora suonava – annuii. << Sì >> confermai appena la voce ebbe finito di fare il giro del mio corpo e tornò al suo posto.
Lui osservò il mio improvviso imbarazzo e sorrise, beffandosi della mia bramosia. << Davvero notevole, mia dolce Entera. >> sussurrò dandomi un buffetto sulla guancia << Non c’è dubbio, che il Dio Eluicle abbia scelto te.>> Io lo osservai inebetita. Conoscevo bene il nome di Eluicle, il Dio dei 7 Favori, ma non capii. Rimasi a guardarlo, senza proferire parola. << E ora capisco dove sono racchiusi quei sette favori. >> disse compiaciuto. << Polirsghi, quanto costerebbe questa creatura rara quanto splendida? >> sussurrò, convinto ch’io non sentissi. Il mio cuoricino perse un battito all’idea, e il corpo rispose con ancora piu’ bramosia. Mi vuole con sé pensai, orgogliosamente, ha scelto di portarmi con sé, nella sua casata… Riconobbi solo troppo tardi l’amore che ardeva dentro di me, nei confronti di quell’uomo assolutamente sconosciuto, tardi a tal modo che non potei più farvi niente, se non lasciarmi bruciare da esso. Il dolore era appagante quanto un bacio o una carezza. Mi percorse un brivido, e mi appoggiai al braccio di Polirsghi. I due Lord fecero finta di niente, e io stetti ad ascoltare la loro conversazione mozzata da sbalzi di desiderio.
<< E’ molto giovane, mio Signore, ha appena 11 anni, non la desiderate più matura? >> chiese Polirshi, mentre il mio cuore affondava perso. No! Avrei voluto urlarlo, ma non lo feci. L’uomo mi scrutò ancora una volta con quegli occhi blu penetranti, e scosse con forza il capo. Grazie Naish, grazie Eluicle! Pensai infinitamente grata ad entrambi.
<< Desidero parlare con lei delle clausole del contratto, vorrei che Entera venisse nella mia Casata il prima possibile >> disse infine, dopo avermi svuotato con il suo sguardo.
Polirsghi fece un inchino << Come desiderate >> disse, con la voce un po’ affievolita. Non avevo capito, in tutti quegli anni, che Polirsghi mi voleva bene, e un moto di pietà sommerse per pochi istanti il mio cuore. Gli istanti furono pochi, visto che sul viso liscio di Lucis, affiorò un sorriso sghembo, completamente dedicato a me. Divampai di rossore, mi sporsi e gli presi una mano, baciandola cadendo in riverenza. Lui stette un attimo fermo, poi ritrasse la mano, con gli occhi pieni di brillanti come una notte stellata. Fu così che ci congedammo, e lui sparì tra la folla, mentre la testa ancora vorticava per il suo profumo aspro. E fu così che ebbe inizio la storia di Entera Alice Lucis.
PARTE 2.
Ebbi importanti colloqui con persone d'alto borgo, e importanti patroni, i cui piaceri, tra i più disparati, si addicevano senza difetto alle mie abilità sopraffine. L'altra creatura del mio padrone, Lord Lucis, era un ragazzo leggiadro e bello, dai capelli sopraffinamente soffici e candidi, di un biondo inaspettatamente dolce agli occhi, e dai profondi occhi blu, su una pelle incorniciata di un bianco delicato che ne risaltava la rara bellezza.
Esistono due tipi di bellezza esteriore: quella splendente e quella celata. Lui le possedeva entrambe.
Ricordo come fosse ieri il primo giorno che l'incontrai e il modo in cui trattenni il respiro all'idea della sua pelle così, e rabbrividii quando, quel sorriso splendente mi venne incontro e il suo caldo abbraccio mi strinse affettuoso.
E' riconosciuta la rara bellezza dei discendenti degli dei, ma, quella di quel ragazzo, andava ben oltre!
MA andiamo con ordine.
Venni ritirata dalla casa pochi giorni dopo la festa, e condotta nella casa di città di Lord Lucis. Per tutto il tragitto d'andata, il mio cuore battè all'impazzata; ogni volta che le nostre ginocchia per errore del cocchiere - un adorabile cocchiere che mi trattava con riverenza e gentilezza tipiche della povera gente - che incitava i cavalli e lo screpitio di quegli zoccoli ferrati, e i nostri respiri regolari. I suoi occhi ogni tanto si insinuavano su di me e mi scrutavano qualche minuto, con un sorriso compiaciuto e gentile sul viso, poi tornavano a spostarsi altrove.